Acclamato come una rockstar,

Dylan Thomas era il poeta dei pub

e dei fiumi che scorrono incessantemente verso il mare.

Cristiano e pagano, istrionico e spaccone.

(Marco Pontoni)

 

Dylan Thomas da piccolo
Dylan Thomas da piccolo

Dylan Marlais Thomas (Swansea 1914-New York 1953) è stato un poeta gallese. Vissuto quasi sempre nella sua città e nella sua regione, salvo alcuni periodi trascorsi a Londra, lavorò come giornalista e collaboratore della BBC. Nel 1936 sposò Caitlin McNamara, da cui ebbe tre figli, e con cui si trasferì a Laugharne, a occidente di Swansea, in una casa sul mare. Morì a New York a soli trentanove anni, stroncato dall'alcool, durante un viaggio di letture e conferenze negli USA.

  Dopo il suo libro di esordio Diciotto poesie [Eighteen Poems, 1934], già straordinariamente maturo, Thomas pubblicò le sue raccolte a distanza di pochi anni l'una dall'altra, ma lavorando con una lentezza sempre più tormentosa: Venticinque poesie [Twenty-Five Poems, 1936]; Il mondo che respiro [The World I Breathe, 1939]; La mappa dell'amore [The Map of Love, 1939]. Attraverso un tenace lavoro di chiarificazione stilistica, che in parte correggerà lo sfrenato soggettivismo iniziale, Thomas andò costruendo con gli anni un sistema sempre più limpido e architettonicamente equilibrato di ricorrenze strofiche e metaforiche. Del 1940 è la sua raccolta di racconti Ritratto dell'artista da cucciolo [Portrait of the Artist as a Young Dog]. Altro importante libro di poesia, che segnò la definitiva consacrazione di Thomas come autore in cui prestigiosamente si riassumeva tutta la nuova poesia inglese, è Morti e ingressi [Deaths and Entrances, 1946]. Poco prima della sua partenza senza ritorno per gli Stati Uniti, aveva portato a termine il radiodramma, o « dramma per voci », Sotto il bosco di latte [Under Milk Wood], pubblicato la raccolta Nel sonno campestre [In Country Sleep, 1951] e curato un volume di Poesie raccolte [Collected Poems, 1934-52]. Tra le opere postume va citata la raccolta di brevi prose Molto presto di mattina [Quite Early One Morning, 1954].
  Comparso come una meteora, appena ventenne, a sconvolgere scuole e teorie, Thomas fa vivere alla poesia inglese, fra gli anni Trenta e Quaranta, un'incandescente stagione di vigore creativo. Fin dai suoi esordi, con la forza del provinciale che resta visceralmente legato alle sue origini, ignora il dibattito intellettuale, e manovra con suprema maestria, con una furia e un'abilità da funambolo tutte le risorse e gli artifici della tradizione, Thomas sembra scavalcare ogni presupposto di poetica. I suoi temi sono grandiosi ed elementari: la morte, la nascita, la metamorfosi vitale e l'unità estatica e drammatica di tutto il creato. Le pesanti ipoteche ideologiche poste da personaggi dotati di forte potere carismatico come Th. S. Eliot e W.H. Auden, e che sembrano condizionare ogni possibile sviluppo della poesia inglese, risultano all'improvviso annullate. Thomas si colloca spontaneamente al di fuori della coscienza storica dei suoi predecessori. Questa coscienza sembra ormai non interessarlo. Non è comunque da essa che egli ricaverà la sua poesia. Esempio di maturità straordinaria, e in un certo senso fuori stagione, nella lirica moderna non solo di lingua inglese, l'opera di Thomas porta alle estreme conseguenze le tecniche dell'analogia, dell'associazione e dell'enumerazione caotica, tipiche della rivoluzione post-simbolista, ma d'altro lato ricolloca gli effetti dell'astrazione stilistica entro un preciso ordine spazio-temporale. Lontano da ogni bohème cosmopolita, Thomas fa della sua provincia gallese il centro del mondo. Dalle poesie ai racconti, le immagini sono sempre quelle assolutamente concrete e insieme favolose della propria piccola patria, Swansea e il Galles: con gli interni gremiti, le stradine tortuose, le colline di orti e di fattorie, il vento dell'oceano e gli aromi selvatici della campagna. Come quella di un antico bardo, la poesia di Thomas ha bisogno di miti. Le sue vertiginose tessiture metaforiche sono costruite su una fitta trama di piccole storie e memorie locali, dove il folclore, la religiosità biblico-contadina e panteista, la saga familiare e le leggende della propria giovinezza si confondono. Il Thomas narratore spesso non è inferiore al poeta. La forza evocativa dei suoi racconti e delle sue prose rende visibile lo sfondo ambientale delle sue poesie. È un mondo umoristico, di trionfali e malinconici vagabondaggi, popolato di figure bizzarre, dove gli eventi minimi assumono il sapore e il fascino dell'avventura (« e il mio corpo stesso era la mia avventura»).

  Il linguaggio della poesia di Thomas è un portento di concentrazione sonora e semantica. Il metodo compositivo (che mostra qualche parentela con la scrittura automatica surrealista e la combinatoria joyciana, ma se ne distanzia per una fondamentale tensione costruttiva orientata sull'uso delle forme chiuse) è descritto dallo stesso autore come un «metodo dialettico»: « un costante sorgere e crollare delle immagini che si sprigionano dal germe centrale, distruttivo e costruttivo insieme». L'iterazione ritmica, il vortice delle visioni e delle percezioni, l'ossessiva fuga prospettica delle metafore (tutto ciò che rende pressoché intraducibile la poesia di Thomas) fanno di quest'opera una sorta di unicum nel panorama della poesia contemporanea. Thomas si colloca, come è stato più volte ripetuto, anzitutto sulla linea di W. Blake e di G.M. Hopkins: ma suggerisce ascendenze e legami che arrivano a coinvolgere J. Donne e W.B. Yeats, e perfino P.B. Shelley. Nonostante il carattere centrifugo, focosamente visionario e aggrovigliato della sua ispirazione e del suo genio linguistico, Thomas conserva una forte impronta di classicità, che gli permette di conciliare un irresistibile impulso anarchico con il senso della continuità e della tradizione.

 

AIfonso Berardinelli