a Trevor Hughes

10 giugno 1931,

Cwmdonkin Drive 5, Swansea

 

La prima lettera che sia rimasta di Dylan Thomas è datata io giugno 1931, quando egli aveva poco più di sedici anni e mezzo. Frequentava allora l'ultimo corso della Grammar School di Swansea, ove dirigeva la rivista della scuola che scriveva quasi tutta egli stesso disinteressandosi però delle altre attività scolastiche, relative agli studi o meno. Stava per ottenere un impiego in un quotidiano locale, lo «Swansea Daily Post», e abitava con i genitori. Sperava però di poter continuare a dirigere riviste e pensava di fondare un periodico letterario da intitolare «Prose and Verse». Di conseguenza pubblicò annunci allo scopo di procurarsi sia collaborazioni sia abbonamenti. Uno dei primi lavori che ricevette fu di Trevor Hughes, un giovane scrittore di Swansea che aveva appena pochi anni più di lui. Dovevano diventare e restare intimi amici per parecchi anni. Trevor Hughes, invero, fu forse il primo adulto a riconoscere il talento letterario di Dylan.

  Caro signor Hughes,
  grazie infinite per il suo breve racconto Freedom. È uno dei pochi lavori ricevuti fino adesso che davvero si adattino alle caratteristiche del tipo di periodico che voglio pubblicare. Inutile dirlo, il suo racconto è accettato senza riserve. Ma, a meno che io non riesca a destare interessamento nei petti notoriamente di pietra del pubblico locale, né Freedom, né alcun altro del materiale di cui dispongo, vedrà mai la luce sotto forma di «Prose & Verse». Mi occorrono adesso, infatti, più abbonati che collaboratori
non sto parlando delle collaborazioni come la sua che vengono ricevute con gratitudine in quanto giungono di rado poiché sui duecento abbonati a due scellini ciascuno necessari per coprire il costo della pubblicazione (venti sterline) ne ho trovati appena più di venti. Ne affluiranno altri questa settimana, ma è tutto quello che mi è stato garantito in modo assoluto fino ad ora. Lo riconosco, non ho scritto ad alcuna delle persone che si ritiene si interessino alle questioni letterarie; ho pubblicato i particolari e il mio recapito nel quotidiano locale, e ho confidato nella profondità del loro interessamento, che sto incominciando a credere sia quasi leggendario. Aspetterò alcuni giorni prima di bussare alle case dei nouveaux riches e dei bohémien di Swansea, chiedendo, con voce senza speranza, donazioni o, come minimo, abbonamenti.
  Chissà se lei non potrebbe aiutarmi commercialmente quanto mi ha aiutato letterariamente. Se potesse raccogliere i nomi del maggior numero possibile di persone disposte ad abbonarsi a «Prose & Verse», e poi comunicarmeli, farebbe molto per facilitare l'attuazione del mio progetto.

Sono, fedelmente Suo                                     

D. M. Thomas